La Vilette

La decostruzione spaziale, politica, ed economica che accade nel contemporaneo era già vista per filosofi come Jacques Derrida. La globalizzazione e il gigantesco flusso di immigranti che causano delle perdite di potere sugli governi di tutti paesi sono ormai problemi onnipresenti. Il mondo inizia a diventare un’unica città sostiene Nancy nel quale la complessità spaziale grazie alla globalizzazione si rispecchia in due livelli, quello del mondo e del luogo stesso. Un luogo non è più definito per una identità o per le strutture politiche che esistono su di quello. Invece, in certo modo e definito dei flussi informatici tecnologici e demografici. Le problematiche spaziali sono direttamente legati all’architettura. In questo testo provo a spiegare qual è l’approccio che un’architetto ed un filosofo applicano per cercare una soluzione o lettura a tutti questi fenomeni contemporanei.

Cosa succede quando un architetto ed un filosofo riflettono sulla decostruzione dell’architettura e cercano di arrivare ad una soluzione o risposta nettamente pratica e reale?

Il parco più grande di Parigi, La Villette, è il risultato pratico della decostruzione architettonica nato fra discussioni tra l’architetto Bernad Tschumi e Jacques Derrida. Localizzato nel nord est dal centro storico, il parco occupa 55 ettari di terra che formavano parte dal macello e mercato di bestiame dalla città.

Fig. 1 Veduta aerea del parco

Diceva Tschumi nel 1987: Parc de la Villette è una dichiarazione sulla metafisica di architettura e paesaggio¹. Questo ragionamento si conferma al guardare il piano del parco ed evidentemente apprezzare il diverso approccio progettuale con il quale Tschumi opera per creare un parco. Per creare il più grande edificio discontinuo nel mondo²
come spiegava Tschumi, la proposta  di disegno si basava sul utilizzo di tre sistemi geometrici indipendenti e sovrapposti nella superficie del parco. Il canale artificiale chiamato l’Ourcq è stata la prima linea che Tschumi prende come riferimento per tracciare il primo sistema geometrico. Una griglia di punti costituita di edifici chiamati “folies”. Le folies sono separati di 100 metri per lato.

Fig. 2 Tre sistemi geometrici

Sugli elementi puntuali o le folies si sovrappone una serie di elementi lineari che compongono percorsi. In questi percorsi l’esperienza dovrebbe essere cinetica secondo Tschumi. Cinetica nel senso che al fare un percorso attraverso il parco, gli eventi non possono essere letti univocamente ed invece sono discontinui grazie a gli eventi diversi che succedono tra il percorso. Camminare su questi percorsi è come passeggiare in un film messo nella realtà o un evidenziare di azioni ed eventi diversi.

L’ultimo elemento geometrico sono le diverse superficie che compongono il parco. Questi superfici sono composte da prati verdi. In certo modo, questi rappresentano dei elementi statici ed equilibranti rispetto a gli elementi dinamici dei percorsi. È l’attività che succede dentro questi prati che vi rende statici rispetto altri elementi del parco ma “attivi” nel senso situazionista della parola, indicando che sono le azioni ed eventi che creano spazi.

L’ultimo elemento geometrico sono le diverse superficie che compongono il parco. Questi superfici sono composte da prati verdi. In certo modo, questi rappresentano dei elementi statici ed equilibranti rispetto a gli elementi dinamici dei percorsi. È l’attività che succede dentro questi prati che vi rende statici rispetto altri elementi del parco ma “attivi” nel senso situazionista della parola, indicando che sono le azioni ed eventi che creano spazi.

Fig. 3 Una Folie

L’interessante dal punto di vista di disegno architettonico è che le Folies sono state date una forma prima di una funzione. In questo senso il parco de La Villette questiona e dimostra un metodo di disegno totalmente diverso a quello razionalista del movimento moderno. L’idea di imporre una griglia astratta ad un parco pubblico è un approccio che apre una dialettica interpretativa molto variata.

Essendo caratterizzato soprattutto dalla griglia, si potrebbe dire che il parco compone uno spazio cartesiano. La scienza è riuscita a creare la rappresentazione più reale dello spazio attraverso il sistema cartesiano. Si questo schema viene rappresentato in un parco è evidente che elementi spaziali come il centro, il bordo, e il confine vengono persi o astratizzati dentro il sistema. È questo precisamente che vogliono Tschumi e Jacques Derrida, creare uno spazio nel quale l’astrazione porta ad una relazione del parco con tutti gli altri spazi circondanti. Perdere l’idea di totalità e imporre un’altra di universalità spaziale è una ricerca voluta dal progettista.

Questa universalità spaziale ed interpretativa è nettamente riuscita grazie a gli tre sistemi geometrici sovrapposti che utilizza Tschumi. Con la parola francese differance, Derrida spiega il fatto che qualcosa non può essere simbolizzato perché eccede la rappresentazione. Così si può spiegare che non esiste il significato totale ma solo differenziazione e referenza ad altri elementi. Un punto, per esempio, può funzionare come significante solo in quanto differisce da una linea e una superficie e, inoltre, traccia quelle forme, si riferisce a quelle forme, che non è. Se consideriamo le folies come punti che differiscono, il parco non è una presenza, ma è piuttosto l’effetto di un’economia generalizzata di assenze³.

Fig. 4 Schema dei percorsi e Folies

L’utilizzo dal parco non è predefinito da il parco stesso ma sono le persone quelle che inventano il modo di utilizzare il parco. In certo modo il parco “vive” dalla cultura che succede dentro e tutti gli eventi che succedono strutturano la decostruzione che Bernard Tschumi propone. Il parco è l’applicazione pratica della teoria architettonica che Tschumi elaboro negli 70. Lui diceva che non c’è architettura senza evento e che sono le azioni che succedono dentro una struttura che definiscono l’architettura. Detto in un altra maniera, non è la forma quella che definisce l’architettura ma è la combinazioni di movimenti, azioni, ed eventi che la definiscono4.

Si sono gli eventi a definire il parco, si potrebbe discutere che il parco è un luogo per esporre le maschere sociali in riferimento a Erving Goffman. Il parco può essere letto come un gigante “front” sociale nel quale le persone occultano suoi retroscene ed in certo modo esibiscono una falsa immagine per proteggersi. Nella notte il parco perde temporalmente il suo senso e le persone tornano a casa per togliersi la maschera e vivere il “back” o la retroscena. In questo modo il parco (in realtà, qualsiasi parco per il fatto che andare al parco è agire in modo sociale e la “maschera protettiva” è inevitabile) è un luogo che funziona come bilancio tra un mondo di retroscene e un mondo di spettacolo o esibizione.

Oggi, grazie alla globlizzazione, la standarizzazione dei spazi, dei alimenti, dei vestiti, etc., incrementa ogni giorno. A questo anche si deve il fatto che molte persone nel mondo hanno un stereotipo nella testa de lo che è un parco. Il parco de La Villette, cerca una sincronizzazione globale ma non è standarizzato e neanche comune. Il parco si presta ad essere letto diversamente per le persone che lo utilizzano. Loro danno le funzione alle folies e alle superficie verdi e per questo motivo il parco sempre viene costantemente rivitalizzato per i flussi di persone che lo visitano.

Si potrebbe dire che Tschumi ha reagito in un modo anti-heideggariano già che lui prova ad dimenticare l’idea del luogo gerarchizzato. Per Tschumi e Derrida, l’architettura non doverbbe essere nostalgica del passato o provare a definire nel nostro tempo elementi logocentrici che sono impossibili di ricavare per il fatto della frenesia dei flussi tecnologici e demografici. Nel contemporaneo pensare a “i riti di fondazione arcaici della città, in cui l’origine del luogo emerge come un evento cosmologico che collega la terra al cielo e gli uomini ai loro dei”5 è poco immaginabile e realizzabile. La Villette è un parco che no ha nostalgia o romanticismo ed invece si presenta come una risposta onesta alla realtà contemporanea.

Gli scambi intellettuali tra Derrida e Tschumi mostrano che l’architettura non è meramente spaziale e che ha un carico concettuale molto importante. La Villette è un progetto nel quale la forma dello spazio pubblico è tangibile ma anche interpretabile con l’immaginazione. Lo spazio è capito come pubblico e questo carattere incrementa grazie alla democrazia che esiste nel progetto. Una democrazia offerta dall’architettura decostruita che permette di essere ricostruita per l’uso più libero e non-programmatico de gli utenti.

Note

¹ Tom, Turner (1996) : City as Landscape. A Post-Modern View of Design and Planning. Londra : E & FN Spon. 208.

² Parc de la Villette [online] http://www.arch.mcgill.ca/prof/mellin/arch671/winter2001/jmyers4/drm/precedents/villette.html [29.06.2011]

³ 3 K. Michael, Hays (ed.) (1998) : Architecture Theory Since 1968. Massachusetts : The MIT Press. 566.

4 Bernard Tschumi Architects [online] http://www.tschumi.com/history/ [29.06.2011]

5 Matteo Veggeti (ed.) (2009) : Filosofie della Metropoli. Spazio, potere, architettura nel pensiero del Novecento. Roma : Carocci. 256.

Bibliografia

Libri:

K. Michael, Hays (ed.) (1998) : Architecture Theory Since 1968. Massachusetts : The MIT Press.

Tom, Turner (1996) : City as Landscape. A Post-Modern View of Design and Planning. Londra : E & FN Spon.

Matteo Veggeti (ed.) (2009) : Filosofie della Metropoli. Spazio, potere, architettura nel pensiero del Novecento. Roma : Carocci.

Internet:

Parc de la Villette [online] http://www.arch.mcgill.ca/prof/mellin/arch671/winter2001/jmyers4/drm/precedents/villette.html [29.06.2011]

Bernard Tschumi Architects [online] http://www.tschumi.com/history/ [29.06.2011]

Fotografie

Tutte le fotografie furono scansionate dal libro:

Alain Orlandini (2001) : Le parc de la Villette de Bernard Tschumi. Un architecte, une oeuvre. Parigi : Somogy éditions d’art

Fig 1: pg. 60-61

Fig 2: pg. 67

Fig 3. pg. 68

Fig 4: pg. 46

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